La fertilità e la conseguente maternità sono socialmente e culturalmente spesso correlate alla costruzione di un’identità femminile completa e matura. L’infertilità, di converso, è spesso costruita dalle donne come un fallimento nel realizzare il ruolo di “brava mamma” e “brava moglie”.

Ancora diversa è la situazione in cui la fertilità è compromessa da una malattia organica come l’endometriosi, la Sindrome dell’ovaio policistico o il cancro: si parla in questo caso di infertilità secondaria. In letteratura il termine «biographical disruption» viene utilizzato per comprendere l’impatto che una malattia cronica può avere sull’identità e il benessere di una persona. Questa espressione indica un’esperienza nella quale viene messa in crisi la costruzione che le persone hanno di loro stesse e del loro futuro. La distruzione della propria biografia, così come ce l’eravamo raffigurata, a volte porta all’isolamento e ad una sensazione di diversità e anormalità. Le persone colpite da una malattia durante l’età riproduttiva devono fronteggiare quindi sia la diagnosi di malattia che la minaccia dell’infertilità: il cancro è una malattia che minaccia la vita fino ad evocare la paura della morte; l’infertilità può compromettere l’autostima, l’identità e l’immagine che si ha di sé stessi e può risultare in sensazioni di vuoto, sconfitta e perdita.

Come intervenire?

Nelle sopravvissute al cancro, la minaccia dell’infertilità può protrarsi anche dopo molti anni la fine dei trattamenti; al contrario, avere un bambino può assumere il significato sia di “chiudere le porte al cancro” sia di conferma di una donna come tale. In questo quadro, le tecniche di preservazione della fertilità, vengono considerate come “una finestra aperta verso il futuro”.

L’esperienza della genitorialità può essere rinviata o evitata dopo il cancro per la paura che la malattia possa ritornare dopo i trattamenti o per la paura di trasmettere il cancro al nascituro.

Le esperienze che le donne riportano possono essere:

  • inadeguatezza e anormalità rispetto alle altre donne
  • fallimento personale rispetto ai propri obiettivi di vita
  • colpa nei confronti del marito che voleva diventare padre
  • minaccia alla propria femminilità: ci si sente come se non si fosse una vera donna, una donna a tutti gli effetti
  • incertezza rispetto a quello sta accadendo, ai possibili trattamenti, alle scelte da prendere, al futuro
  • incomprensione:  l’infertilità può essere considerata di scarsa importanza da una prospettiva medica, specialmente se secondaria ad una malattia organica, ma potrebbe essere costruita come un evento catastrofico dalla prospettiva delle pazienti.

Oltre alle preoccupazioni legate all’infertilità, le donne possono anche avere paura di non vivere abbastanza per vedere i loro bambini crescere, sono preoccupate di trovare una persona che possa crescere i loro bambini nel caso di un peggioramento della situazione o loro morte, si possono sentire rifiutate e poco desiderate dal proprio partner, si possono sentire poco capaci e inadatte dal punto di vista sessuale, possono temere che la mancanza di rapporti possa portare il proprio partner a cercare un’altra compagna, si possono sentire in colpa circa la progressione della malattia e l’effetto che questa ha sul loro partner e sulla relazione.

Le linee guida Nazionali e Internazionali

Le linee guida Nazionali e Internazionali sul trattamento degli adolescenti e dei giovani adulti (AYA – adolescent and young adult -) affetti da una malattia che può compromettere la fertilità, come il cancro, sottolineano la necessità di discutere dei rischi dell’infertilità e delle tecniche di preservazione della fertilità già ad uno stadio iniziale della diagnosi. (NICE Clinical Guideline. London: National Institute of Clinical Health anc Care Excellence, 2013; Fertility Preservation for AYAd Diagnosed with Cabcer: Guidance for Health Professionals, 2014; NCNN Clinical Practice Guidelines in Oncology for Adolescence and Young Adult (AYA) Oncology, 2011). Quando una donna viene informata dall’oncologo del cancro, deve subito essere informata anche dei rischi dell’infertilità. Deve essere informata di tutte le opzioni e deve essere accompagnata dallo specialista durante le varie tappe di questo percorso. L’informazione permette alle donne di avere una maggiore consapevolezza e un senso maggiore di autoefficacia e di controllo se coinvolta nelle decisioni da prendere (Le linee guida dell’ASCO, The American Society of Clinical Oncology, 2017). Le linee guida del National Comprehensive Cancer Network, 2018 raccomandano di discutere i rischi dell’infertilità dovuta al cancro e ai trattamenti con tutti i pazienti al momento della diagnosi, prima di iniziare i trattamenti. Questo è importante specialmente per i pazienti che iniziano le terapia con un alto rischio di essere affette nella loro fertilità (Le linee guida del National Comprehensive Cancer Network, 2018).

Una cattiva notizia è qualsiasi informazione che colpisce in modo avverso la visione futura del paziente: comunicare alle pazienti che sono infertili, può avere lo stesso impatto di una notizia in campo oncologico. Per comunicare una cattiva notizia, come quella dell’infertilità secondaria ad una malattia, è importante che il medico consideri l’infertilità una questione seria, sia per le donne che hanno già una gravidanza, sia per le donne che hanno già figli, sia per le giovani adolescenti che possono vedere la fertilità ancora una questione lontana da non risolvere nell’immediato.

AUTRICE

FRANCESCA CARINI
FRANCESCA CARINIPsicologa, Psicoterapeuta, Professionista EMDR
  • Psicoterapeuta Costruttivista Ermeneutica specializzata presso il CESIPc di Padova, 2018
  • Professionista EMDR (Eye Movement Desensitization and Reprocessing) primo e secondo livello, 2017
  • Laurea magistrale in Psicologia Clinica, 2012
  • Laurea triennale in Scienze Psicologiche, Cognitive e Psicobiologiche, 2010
  • Professore a Contratto di Psicologia Generale, Università degli Studi dell’Insubria di Varese
  • Consulente Amico Fragile Onlus assistenza psicologica per la tutela della donna vittima di violenza
  • Psicologa e Psicoterapeuta presso il reparto di Ginecologia dell’Ospedale del Ponte di Varese

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