La violenza contro le donne è un fenomeno presente nella nostra società, anche se poco denunciato da parte delle vittime. Può verificarsi sia all’interno delle mura domestiche, in questo caso in letteratura si parla di violenza domestica, sia all’esterno e in questo caso la letteratura parla di violenza extradomestica. La violenza assistita da minori si verifica quando i bambini sono spettatori di qualsiasi forma di maltrattamento espresso attraverso atti di violenza fisica, verbale, psicologica, sessuale ed economica da parte di due o più adulti.

Si considerare come violenza ogni forma di abuso di potere e controllo che si può manifestare attraverso varie forme o tipologie di violenza: maltrattamento fisico, psicologico, economico, violenza sessuale e stalking.

La violenza contro le donne è un fenomeno che porta a gravi conseguenze sulla psicologia della vittima, arrivando a causare anche un Disturbo da Stress Post Traumatico (PTSD, Post Traumatic Stress Disorder).

La violenza contro le donne si manifesta in modo ciclico attraverso quello che la Walker nel 1983 ha definito come “ciclo della violenza” o “spirale della violenza” caratterizzato da quattro fasi: crescita della tensione, esplosione della violenza, la richiesta di perdono e la luna di miele.

Definizione

L’Assemblea generale delle Nazioni Unite (1993) definisce la violenza contro le donne: ogni atto legato alla differenza di sesso che provochi o possa provocare un danno fisico, sessuale o psicologico o una sofferenza della donna compresa la minaccia di tali atti, la coercizione o arbitraria coercizione della libertà sia nella vita pubblica che in quella privata.

L’OMS definisce la violenza come: l’uso intenzionale della forza fisica o del potere, o la minaccia di tale uso, rivolto contro sé stessi, contro un’altra persona, che produca o sia molto probabile che possa produrre lesioni fisiche, morte, danni psicologici, danni allo sviluppo, privazioni.

Alcune domande …

Dove avviene più frequentemente la violenza?

Casa propria, casa dell’aggressore (specie se conosciuto), auto, strada, portone di casa o garage, giardini e aeree dismesse, luogo di lavoro

Chi sono prevalentemente gli autori della violenza?

Partner, ex partner, amici, conoscenti occasionali, parenti, colleghi di lavoro e superiori, sconosciuto/sconosciuti

Quali violenze sono più diffuse e meno denunciate?

Quelle che avvengono all’interno di un rapporto di fiducia o di soggezione: dal partner, ex partner, amico, parente, datore di lavoro, collega, professore, medico, …

Quali sono le violenze meno diffuse e più denunciate?

Quelle compiute da estranei o da conoscenti occasionali

Tipologie delle violenze …

Maltrattamenti fisici.

Schiaffi, percosse, calci, torsione di braccia, morsi, accoltellamento, strangolamento, bruciature, soffocamento, minacce con un oggetto o un’arma

Vessazioni sessuali.

La costrizione al rapporto sessuale tramite minacce, intimidazione o uso di forza fisica, rapporti sessuali estorti contro volontà, coercizione ad avere rapporti sessuali con altri.

Vessazioni psicologiche.

Comportamenti volti ad intimidire e perseguitare, minacce di abbandono o di maltrattamenti, segregazione in casa sorveglianza ossessiva, minaccia di allontanamento dai figli, distruzione di oggetti di casa o di proprietà della donna, isolamento dalla precedente rete familiare e amicale, aggressione verbale e umiliazione continua

Vessazioni economiche.

Rifiuto di concedere soldi, rifiuto di contribuire finanziariamente alle esigenze del nucleo familiare, privazione del cibo e delle esigenze di base, controllo dell’accesso all’assistenza sanitaria, all’occupazione…

Anche se le categorie sopra esposte sono elencate separatamente, esse non si escludono a vicenda, anzi spesso si applicano allo stesso caso.

Stalking.

Indica il comportamento controllante messo in atto dal persecutore nei confronti della vittima da cui è stato rifiutato (prevalentemente è l’ex partner). Spesso le condotte dello stalker sono subdole, volte a molestare la vittima e a porla in uno stato di soggezione, con l’intento di compromettere la sua serenità, farla sentire braccata, comunque non libera. 

L’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) dal 1995 pone in evidenza il problema della violenza contro le donne e dei suoi effetti come problema di estrema rilevanza per la salute.

Per l’OMS, infatti, la violenza di Genere (Gender-based violence, GBV) o violenza contro le donne (Violence against Woman, VAW), è in tutto il mondo il più grande problema di salute pubblica e di diritti umani violati.

Come precisa Elvira Reale (E. Reale, 2001): “…da alcuni anni (a partire dal 1995-96) l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) ha cominciato a lanciare l’allarme sulla violenza come fattore eziologico e di rischio in una serie di patologie di rilevanza per la popolazione femminile. In particolare sono stati condotti studi oltre che sulle patologie ginecologiche anche sulle patologie gastroenteriche, sulle patologie mentali ed in particolare sulla depressione, sui disturbi alimentari (anoressia, bulimia), sui disturbi d’ansia. Molti di questi studi hanno evidenziato in donne con eventi di violenza, subiti sia nel corso della vita che negli ultimi anni, una connessione con una o più delle patologie menzionate.”

Vi è quindi una chiara indicazione a considerare la violenza contro le donne anche come un problema di sanità pubblica, che deve coinvolgere tutti gli operatori sanitari nella prevenzione del fenomeno e nel trattamento delle conseguenze in termini di danni alla salute fisica e psichica.

Aspetti Psicologici

La violenza sessuale causa una ferita invisibile, ma profonda, nel mondo interno di chi la subisce. Mentre il corpo della vittima ha processi di riparazione rapidi, il “segno” che permane nel tempo è evidenziabile solo da un punto di vista psicologico. La violenza può arrivare a causare anche un disturbo post-traumatico da stress (PTSD).

Si tratta di un trauma che non è facilmente assimilabile ad altri eventi traumatici, in quanto coinvolge tutte le parti che nella vita di un individuo sono messe in gioco nella quotidianità:

  • il proprio corpo, in particolare la sessualità
  • la fiducia in sé stessi e negli altri
  • la vita affettiva ed i conseguenti progetti di vita
  • la vita di relazione.

Nel lungo termine si può osservare una cronicizzazione che potrebbe esitare in disfunzioni sessuali, abuso di sostanze, disturbi alimentari, comportamenti autolesionistici, intenti suicidari, fino a disturbi borderline di personalità.

Le conseguenze variano da persona a persona e dipendono:
da fattori esterni quali le circostanze, l’autore, la frequenza, le modalità dell’aggressione e la relazione con l’aggressore,
dalle caratteristiche di personalità della vittima.

L’evento traumatico, imprevisto e minaccioso, può aver avuto un effetto “paralizzante”: molte persone raccontano la tremenda paura sperimentata per la propria incolumità, che le ha bloccate nei movimenti, nell’eloquio, anche nei pensieri; questi effetti possono perdurare nel tempo.
 Inoltre, spesso gli autori della violenza sono persone conosciute, con cui vi era una relazione affettiva, amicale o di lavoro; questo rende ancora più complesso parlarne e aggrava le conseguenze psicologiche.
 Se non affrontata e rielaborata, la violenza può diventare un problema ancora più complesso, con gravi ripercussioni sulla vita futura di chi ne è stata vittima.

Ciò che viene denominato come ciclo della violenza, è la rappresentazione di un circuito che si sviluppa nel tempo in modo graduale, a partire da violenze verbali o atteggiamenti svalorizzanti. Gli episodi violenti si scatenano spesso per motivi banali e sono seguiti da scuse e pentimento da parte del partner/ aggressore, alternando così la crisi violenta con la cosiddetta “luna di miele”, periodo in cui il rapporto, apparentemente più saldo, riprende come se niente fosse accaduto. Lo schema prefissato di tale comportamento abusivo è stato chiamato “ciclo della violenza”. Il ciclo della violenza spiega le difficoltà per le donne di lasciare la relazione abusiva. Con il passare del tempo le fasi del ciclo si accorciano e l’intensità della violenza aumenta. Da un ciclo all’altro le pause e le fasi di tranquillità durano sempre meno. La prima fase, denominata Tension Building (la tensione), è caratterizzata da tensione con un aumento delle esplosioni di rabbia, litigi, urla, minacce verbali, colpevolizzazioni, attacchi verbali, intolleranza alla presenza di bambini. Si possono verificare incidenti con percosse lievi e occasionali, la donna cerca di calmare questi comportamenti del partner, diventa più passiva, ma lui sempre più opprimente. La donna si autoaccusa di non essere in grado di gestire la situazione, è soggetta a continue critiche di ciò che fa in casa e un senso di disperazione inizia a crescere dentro di lei. La seconda fase, denominata Battering Explosion (l’esplosione e l’incidente), è innescata da un evento esterno anche minimale o dallo stato interno dell’uomo. È la fase in cui la donna ha più probabilità di essere aggredita sessualmente, ferita fisicamente o uccisa. L’aggressione è spesso improvvisa e la vittima è impreparata, sconvolta, terrorizzata, prova vergogna e umiliazione e la donna tende a dare la colpa a sè stessa per la violenza. La terza fase, denominata Contrition/ Forgiveness (la richiesta di perdono), è caratterizzata dalla negazione della violenza e dalla gravità degli eventi, minimizzando la situazione, attribuendo la violenza a circostanze come l’abuso di alcol, lo stress da lavoro o anche, attraverso il trasferimento di responsabilità, a comportamenti della donna. La quarta fase, denominata Honeymoon (luna di miele), è caratterizzata dalla ripresa del rapporto come se la violenza no vi fosse stata. L’uomo si dimostra amoroso, premuroso e affettuoso e la donna cancella la violenza subita e spera e crede nel cambiamento. Questa fase non dura molto e il ciclo riprende. L’andamento ciclico della situazione di maltrattamento quindi è caratterizzata da un aumento di tensione e di rabbia nell’aggressore, il raggiungimento di un culmine in cui la situazione esplode con la violenza per finire con un allentamento della tensione.

AUTRICE

FRANCESCA CARINI
FRANCESCA CARINIPsicologa, Psicoterapeuta, Professionista EMDR
  • Psicoterapeuta Costruttivista Ermeneutica specializzata presso il CESIPc di Padova, 2018
  • Professionista EMDR (Eye Movement Desensitization and Reprocessing) primo e secondo livello, 2017
  • Laurea magistrale in Psicologia Clinica, 2012
  • Laurea triennale in Scienze Psicologiche, Cognitive e Psicobiologiche, 2010
  • Professore a Contratto di Psicologia Generale, Università degli Studi dell’Insubria di Varese
  • Consulente Amico Fragile Onlus assistenza psicologica per la tutela della donna vittima di violenza
  • Psicologa e Psicoterapeuta presso il reparto di Ginecologia dell’Ospedale del Ponte di Varese

STUDIO

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