Diventare mamma e diventare papà è una tappa percepita socialmente come una realizzazione personale nella vita di una persona e/ o di una coppia. La scelta di un matrimonio o di una convivenza è spesso correlata alla procreazione, ma il viaggio verso il raggiungimento della genitorialità non è sempre così lineare

(Redshaw & Martin, 2009. Planned pregnancy, trajectories for parenthood and infertility. Journal of Reproductive and Infant Psychology, 27, 221-222).

La donna, l’uomo e/ o la coppia nella sua globalità è impossibilitata a realizzare un progetto di vita e a portare avanti il ruolo di mamma, di padre e di genitori così come se l’erano immaginati. La donna infertile si sente spesso difettosa e non completamente donna; l’uomo infertile si sente poco virile e incapace di soddisfare il desiderio della compagna.

Oggi le Tecniche di Procreazione Assistita (PMA) sono una possibilità offerta alla coppia per poter provare a realizzare il loro sogno di diventare genitori. Tale percorso, che slega la procreazione dalla sessualità, non è però esente da implicazioni, domande e dilemmi che spesso accompagnano la vita della coppia.

L’Organizzazione Mondiale della Sanità (WHO, World Health Organisation, 2013) definisce l’infertilità come il fallimento nel raggiungere la gravidanza dopo 12 mesi o più di regolari rapporti sessuali senza l’utilizzo di mezzi contraccettivi. In tutto il mondo la stima delle coppie infertili è di circa 48.5 milioni (il 3% della popolazione) e nei paesi più sviluppati una coppia su quattro è infertile (WHO, 2013). Il fenomeno dell’infertilità non è di per sé pericoloso per la vita di una persona, ma ha implicazioni significative per il benessere mentale e sociale di chi ne è coinvolto: ad un livello individuale minaccia l’identità di entrambi i partners che possono avere come progetto quello di diventare genitori e, a livello di coppia, può portare a conflitti e a difficoltà sia comunicative che sessuali. Sia l’uomo che la donna possono sperimentare una varietà di sintomi tra cui i più comuni sono: stress, ansia e sintomi depressivi (Cassidy & Sintrovani, 2008. Motives for parenthood, psychosocial factors and health in women undergoing IVF. Journal of Reproductive and Infant Psychology, 26, 4-17; Edelmann, Connolly, & Bartlett, 1994. Coping strategies and psychological adjustment of couples presenting for IVF. Journal of Psychosomatic Research, 38, 355-364).

Le coppie si trovano a cercare disperatamente la causa dell’infertilità, se “il problema” è dell’uomo o della donna, e ad affrontare i relativi “sensi di colpa” ad esempio per non riuscire a dare al partner il figlio tanto desiderato. Oltre all’oneroso impegno economico, la coppia dovrà scegliere quale potrà essere il metodo di procreazione più adatto a loro affrontando un linguaggio medico non sempre comprensibile in una condizione già di vulnerabilità psicologica; dovrà essere a conoscenza di che cosa consiste un percorso di Procreazione Medica Assistita: le fasi del metodo scelto, la necessità di continue visite mediche, di terapie e controlli scadenzati nel tempo che possono anche interrompere la normale quotidianità dei singoli, gli eventuali rischi che possono essere correlati a tale percorso quali ad esempio la possibilità di gravidanze gemellari/ plurigemellari o di non rimanere incinta nonostante più percorsi di procreazione o di aborti spontanei, contrapposti al sogno di diventare genitori. Inoltre è un percorso dalla durata incerta, in cui ci può essere un susseguirsi di tentativi senza essere a conoscenza del perché e di quando ci potrà essere il risultato sperato. Talvolta le coppie, nella disperazione e nella speranza, provano ad affrontare il percorso di procreazione all’estero dove la legislazione è diversa, affrontando anche i giudizi e/ o le pressioni sociali per ogni scelta fatta od esclusa.

Di seguito riporto alcune frasi di donne e uomini prima o durante il percorso di procreazione che comunicano parte dei loro vissuti e dei temi comuni nella costruzione dell’esperienza dell’infertilità quali ad esempio l’attesa, il tempo che passa, la speranza, la solitudine, l’incomprensione, il senso di colpa, il senso di vuoto:

“il tempo passa troppo velocemente… all’opposto, le giornate sembrano non finire mai”; “ho sempre pensato che, se non avremo successo, proverò qualunque cosa fino a quando raggiungerò i 40 anni”;

“in questo momento sento il mio corpo come uno strumento”;
“la realizzazione di una donna sta nel diventare madre: noi siamo nati per questo e siamo fatti per questo”;
“arriviamo in ospedale alle 7.30 e aspettiamo che ci vengano a chiamare. Alle 8.30 siamo in una sala d’attesa. Se sei fortunato riesci a saltare la coda, altrimenti aspetti fino alle 10.00… devi sempre aspettare, aspettare, aspettare… sei esausto! Poi corri al lavoro e continui ad aspettare. Poi corri di nuovo in ospedale per arrivare in tempo”;
“non voglio parlare del percorso di procreazione che stiamo facendo perché temo che saranno apprensivi con me facendomi continue domande che mi potrebbero fare male”;
“sembra che gli altri non ti capiscano dicendoti frasi come –non pensarci!-;
“ogni volta arrivi al percorso così stanca che dici: -questa è l’ultima volta-.. poi però ci riprovi di nuovo”;
“rimarrà per sempre un vuoto” (Cipolletta & Faccio, 2013. Time experience during the assisted reproductive journey: a phenomenological analysis of Italina cuples’ narratives. Journal of Reproductive and Infant Psychology, 13, 285-298).

AUTRICE

FRANCESCA CARINI
FRANCESCA CARINIPsicologa, Psicoterapeuta, Professionista EMDR
  • Psicoterapeuta Costruttivista Ermeneutica specializzata presso il CESIPc di Padova, 2018
  • Professionista EMDR (Eye Movement Desensitization and Reprocessing) primo e secondo livello, 2017
  • Laurea magistrale in Psicologia Clinica, 2012
  • Laurea triennale in Scienze Psicologiche, Cognitive e Psicobiologiche, 2010
  • Professore a Contratto di Psicologia Generale, Università degli Studi dell’Insubria di Varese
  • Consulente Amico Fragile Onlus assistenza psicologica per la tutela della donna vittima di violenza
  • Psicologa e Psicoterapeuta presso il reparto di Ginecologia dell’Ospedale del Ponte di Varese

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